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Orari

Sante Messe

- Feriale: 8.30 - 18.00
- Prefestiva: 18.00
- Festiva: 7.30 - 9.00 - 10.30 - 18.00

Catechesi

Elementari
- Prima e Seconda (ACR):
- Terza: venerdì 17:00 - 18.15
- Quarta: Giovedì 17:00 - 18:15
- Quinta: martedì 17:00 - 18:15
Medie
- Prima: mercoledì 17,00 -18:00
- Seconda e Terza (Sirio): Mercoledì 20:30
Adolescenti
- Lunedì 20:45 - 21:45
18/19 enni
- Lunedì 20:45 - 21-45

Parrocchia

Segreteria parrochiale

- Da Lunedì a Venerdì dalle 9:00 alle 11:00 - dalle 17.00 alle 19.00
- Sabato dalle 9:00 alle 11:00

Oratorio

Il bar dell'oratorio è aperto i seguenti giorni con i seguenti orari:

- Lunedì dalle 20:30 alle 23:00
- Martedì dalle 20:30 alle 23:00
- Mercoledì dalle 20:30 alle 23:00
- Venerdì dalle 20:30 alle 23:00
- Sabato dalle 14:30 alle 16:30 e dalle 20:30 alle 23:00
- Domenica dalle 14:30 alle 19:00

Segreteria dell'Oratorio

- Lunedì dalle 20:30 alle 22:30
- Mercoledì dalle 16:30 alle 18:15
- Giovedì dalle 16:30 alle 18:15
- Venerdì dalle 16:30 alle 18:15

Battesimi

Ogni prima domenica del mese

Percorso di preparazione al matrimonio cristiano

Nella Parrocchia di Sovico il corso è terminato il 31 Marzo 2012.


Clicca sul logo per andare
al sito di "Family2012"

 

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Lutto PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto   

Domenica 4 settembre Don Giancarlo Noè
è tornato alla Casa del Padre

Don Giancarlo è stato il prete della mia infanzia ed è vermente strano come, nonostante il breve periodo che ha passato a Sovico e la mia giovanissima età, mi è rimasto nel cuore e nella mente. Di lui mi resta impresso il sorriso e il viso burbero quando chiedeva il silenzio. Lo ricordo nel nostro oratorio maschile (al "femminile" c'era don Giordano) circondato da tantissimi ragazzi e lo ricordo accaldato e sudato durante l'oratorio feriale. Lo scorso anno è passato da Sovico, è andato da una sua collaboratrice (e mia catechista - anzi "delegata") di quei tempi e, cosciente della sua malattia, le ha consegnato un libro con raccolti alcuni suoi pensieri e i ricordi dei momenti importanti della sua vita. Ha lasciato, con mia grande sorpresa, una copia di quel libro anche per me.

Del periodo che ha passato nella nostra comunità ha scritto: Sovico è stata la seconda parrocchia del mio sacerdozio. Sono arrivato a Sovico nel 1967 e vi sono rimasto per 4 anni, fino al 1971. Furono anni molto belli, trascorsi in un oratorio pieno di ragazzi e giovani. Sarò sempre grato a questa comunità per l‟accoglienza fraterna con cui mi ha ricevuto. Sono grato a tutti per l‟amicizia e la bontà che perdura nel tempo e scende come rugiada sul mio cuore.

Vorrei però ricordarlo con un'altra pagina di quel suo libro, una pagina molto personale: il racconto della sua vocazione sacerdotale.

Quando ho preso coscienza che il Signore mi chiamava al sacerdozio

Ricordo con molta precisione le circostanze e il momento in cui si è aperto in me il desiderio di diventare sacerdote. Non ho avuto visioni, né apparizioni, non ho sentito nessuna voce… Ho avvertito in me una intensissima gioia. Dopo la 5° elementare, nel mese di luglio, mi trovavo in colonia a Clusone, in Val Seriana - provincia di Bergamo -, presso il Collegio Angelo Maj. Era una struttura molto grande e al suo interno aveva anche una Chiesetta. Ebbene, verso la fine del mese di vacanza, un pomeriggio mentre ero in questa piccola chiesa con i miei compagni per un momento di preghiera, improvvisamente, ho provato dentro di me una gioia intensissima. Al momento non sapevo quale significato dare a quello che mi stava succedendo. Intuivo, però, che era un qualcosa di grande. Così, d’istinto, ho risposto recitando un’Ave Maria.

Nel frattempo, prima del mio rientro a casa, il prevosto della mia parrocchia,a mia insaputa, si recava dai miei genitori proponendo loro di lasciarmi frequentare le scuole medie presso il Seminario. C’è da dire che con lui io non avevo mai fatto cenno a una simile ipotesi. Ero chierichetto e il motivo che probabilmente aveva mosso il prevosto a parlare di queste cose con i miei, si fondava sul fatto che, tutti i giorni di mia iniziativa, sentivo il bisogno di andare in chiesa a servire messa alle ore 6 del mattino: l’unica messa del giorno!

Giunto a casa, terminate le vacanze, vengo a sapere da mio papà della visita del prevosto. Ricordo che papà mi aveva detto queste cose, mentre tornavamo dalla campagna; seduti sul carretto pieno d’erba trainato dal cavallo. La realtà in cui sono vissuto da ragazzo era infatti quella del mondo agricolo. Rivivono ancora in me il profumo dei campi e i colori degli alberi, il sapore della verdura strappata dalla terra; ricordo la vita delle famiglie che abitavano insieme in vaste corti, con i fienili e le stalle, gli animali da cortile che ci gironzolavano intorno e noi ragazzi, che rincorrendoli, li spaventavamo e li facevamo starnazzare.

Ebbene, mio papà mi raccomandava di non dare retta a quello che il prevosto diceva, perché io ero il primo dei figli e dovevo aiutarlo a lavorare: la famiglia era poverissima. Anche la mamma lo sapeva, ma aspettava che le cose decantassero; lei era contenta e sono certo che avrà pregato molto. Pensando alla sua intensa devozione alla Madonna, ho ricordato l’Ave Maria uscita dalle mie labbra di bambino in quel benedetto istante. Questo fatto mi ha aiutato a collegare la mia esperienza di gioia con la prospettiva indicata ai miei genitori dal prevosto.

E così sono entrato in Seminario per iniziare l’anno di prima media: era il "Seminario del Duomo" a Milano, costituito per il servizio di tutte le celebrazioni che si svolgevano in Cattedrale, comprese quelle bellissime presiedute dall’Arcivescovo. Ricordo le messe solenni celebrate dal Card. Schuster e dal Card. Montini. Il prevosto, conoscendo le difficoltà sorte in famiglia, aveva fatto in modo che io potessi frequentare questo Seminario, perché nei primi tre anni delle medie inferiori, era possibile ritornare a casa alla sera, dopo le lezioni.

Questo favoriva uno stacco graduale dalla famiglia. E poi la Provvidenza ha fatto sì che un sacerdote nativo della mia parrocchia, Mons. Antonio Lucchini, sostenesse le spese del convitto e dei libri per tutti gli anni di Seminario. Oggi, ogni volta che riprendo la pagina dell'Annunciazione a Maria, che leggiamo al cap. 1° dell’evangelo di Luca, mi soffermo con stupore sulle parole dette dall’Angelo: "Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te" (Luca 1,27).

E penso: la chiamata di Maria ad essere madre del Messia avviene in un contesto di gioia. È quindi stata la Madonna a donarmi quella gioia di cui era stata ricolmata, nell’istante in cui stava aprendosi per la mia vita una prospettiva di grazia grande. E sono persuaso che tutti coloro che diventano sacerdoti, provino questo stesso sentimento. È infatti straordinario il dono che si riceve per non sperimentare la gioia: gioia che è dono annunciato che viene dal cielo, perché gioia divina. Detto questo, aggiungo che gli anni di Seminario non sono fatti di solo splendore. Ogni chiamata, e quindi anche la vocazione sacerdotale, conosce un percorso che attraversa molti momenti di luce alternati a momenti di oscurità. Anch’io nella vita di seminario ho sentito l’esigenza di fermarmi a pensare sul cammino che stavo percorrendo e analizzare le scelte che stavo facendo.

Ricordo due di questi momenti: il primo al termine del liceo, il secondo all’ultimo anno di teologia. Nascevano dentro di me le domande: ma è proprio vero che il Signore mi chiama al sacerdozio? Non mi sono forse sbagliato nell’interpretare la volontà del Signore? Sarò capace di compiere ciò che poi mi verrà richiesto? Ho vissuto momenti di vera sofferenza, di purificazione, di preghiera più intensa, di richiesta di consiglio, di verifica a 360 gradi con l’aiuto di chi mi conosceva profondamente. Verificare il cammino è normale, soprattutto per chi come me ha percorso in Seminario l’intero cammino di studi, dalla prima media all’ultimo anno di teologia: 13 anni. Quando poi si esce da queste oscurità, si sperimenta una sicurezza, una pace e una gioia più luminosa di prima.

Sì, sono poi ritornato a Clusone per rivedere i luoghi degli inizi della mia chiamata. Con molta emozione, e quasi in punta di piedi, ho ripercorso quegli ambienti, recitando come allora l’Ave Maria.

 
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